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Salto ostacoli - Giulia Martinengo Marquet
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- 18 Agosto 2026
Giulia Martinengo Marquet graduato aiutante dell'Aeronautica Militare - Palmanova (Ud) 06/03/1979 - Centro Sportivo Aeronautica Militare
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Il Graduato aiutante dell’Aeronautica Militare Giulia Martinengo Marquet è, certamente, l’amazzone di punta del Team Italia di salto ostacoli. Con ben sei partecipazioni in nazionale in altrettante edizioni dei Campionati d’Europa (disputate tutte con cavalli diversi), l’amazzone azzurra affronta ad Aachen il suo primo Campionato del Mondo. Giulia Sarà in campo con il tredicenne Delta del’Isle, cavallo con cui Giulia ha preso parte, tra l’altro, al Campionato d’Europa di La Coruña e alla finale di FEI Nations Cup di Barcellona in Spagna.
Ogni grande binomio ha una storia. La tua con Delta è particolare: fino alla scorsa stagione avevi la possibilità di montarlo quasi esclusivamente in gara. Quanto è stato impegnativo costruire l'intesa e quanto è speciale essere arrivati insieme fino a un Campionato del Mondo?
“Sicuramente è stata una situazione un po' particolare, inusuale soprattutto nel nostro ambiente. Il cavallo fino a dicembre del 2025 di base stava in un'altra scuderia nelle zone di Udine e lo montavo in gara, oltre a qualche giorno di preparazione per quella determinata gara. Sicuramente era una situazione anomala. Quello che ha sempre aiutato è stato un particolare feeling che il cavallo ed io abbiamo sempre avuto, quindi niente sembrava impossibile. Penso che ci sia sempre stata una forte alchimia che ha permesso di capirci, nonostante non passassimo tutto questo tempo insieme. Arrivare al risultato di saltare un mondiale dopo il Campionato Europeo dell’anno scorso è chiaramente un sogno che si realizza anche perché non ho mai saltato un Campionato del mondo e Delta mi sta permettendo di realizzarlo".
C'è stato un momento preciso in cui hai capito che Delta aveva le qualità per competere ai massimi livelli, oppure è stata una consapevolezza maturata gara dopo gara?
“È chiaro che quando ho cominciato a montare Delta ho avuto una sensazione straordinaria, perché poche volte mi è successo, come con lui, di avere un colpo di fulmine reale. Mi è stato chiaro che era un cavallo geniale e che avesse un talento incredibile. Poi, la consapevolezza che potesse fare grandi cose è sicuramente è maturata nel tempo, perché io ho cominciato a montare Delta quando lui aveva dieci anni e non aveva una storia di alto livello, quindi un po' il fatto che fosse in un'altra scuderia, e quindi abbiamo cominciato abbastanza in progressione a saltare delle gare man mano più alte a seconda appunto delle risposte che il binomio dava, e poi appunto la sua storia che, per un insieme di ragioni, non era appunto una storia di altissimo livello quindi delle cose sono state evidenti a me subito il suo talento e la sua genialità e delle cose invece sono maturate nel tempo come con tutti i cavalli”.
Guardando il percorso che avete costruito insieme, quale pensi sia stata la chiave della vostra crescita come binomio: il lavoro, la fiducia reciproca o la capacità di affrontare insieme i momenti difficili?
“Credo che, come binomio, la cosa più importante sia stata per noi una grande fiducia reciproca. Era necessaria anche proprio per il fatto che non stesse da noi in maniera quotidiana, quindi c'era una grande fiducia reciproca data dall'intesa che era nata immediatamente. Ho una fiducia estrema in lui e penso, spero che sia reciproca, poi abbiamo avuto dei momenti anche difficili, come penso sia fisiologico per tutti i binomi, e lui ha dimostrato di saperli superare, quindi direi che la fiducia reciproca sia la caratteristica che ci connota di più”.
Ora che siete pronti per affrontare i Mondiali di Aachen, cosa rappresenta questo traguardo per voi e quale messaggio vorresti trasmettere ai giovani che sognano di costruire un rapporto speciale con il proprio cavallo?
“Il messaggio da dare ai giovani è quello di inseguire i propri sogni con la passione necessaria e con il rispetto dovuto al fatto che ad inseguire dei sogni noi ci mettiamo di mezzo i nostri straordinari cavalli. A ogni ragazzo direi quindi di ricordare che nei momenti difficili è necessario ricordarsi le motivazioni che l’hanno spinto a praticare questo magnifico sport. Allo stesso tempo posso suggerire di ricordare che ogni momento difficile ha anche una grande lezione dietro. Non è mai dai trend positivi che si impara tanto, quanto dai momenti difficili, in cui si rimettono le cose in discussione e normalmente si fanno progressi. Sognare in grande è importantissimo e inseguire i propri sogni è il motore di tutto”.
Il progetto Road to Los Angeles guarda oltre il singolo appuntamento internazionale e punta a costruire un percorso di crescita costante verso i Giochi Olimpici del 2028. Quanto è importante, per un atleta, sentirsi parte di un progetto che programma il futuro e in che modo questo approccio influenza il tuo lavoro quotidiano?
“Il progetto di Road to Los Angeles è un’idea straordinaria, perchè tutto ciò che ha ampio respiro conferisce maggiore motivazione, non solo ai cavalieri, ma a tutta la macchina che sta dietro a tutta la macchina che da ai cavalieri la possibilità di montare a cavallo e quindi proprietari, sponsor e allevatori. Sono molto favorevole a un progetto del genere a cosi ampio respiro e credo sia la chiave, affinchè l’Italia possa stare alla ribalta internazionale, magari avendo anche un’ambizione più grande di potere tenere determinati cavalli in prospettiva di progetti olimpici”.
ph. © FISE/Massimo Argenziano
















