Vittoria Panizzon 1° graduato dell’Aeronautica Militare - Roma, 14/09/1983

Centro Sportivo Aeronautica Militare (Lazio)



Con un curriculum che conta tre Olimpiadi, un Campionato del Mondo e ben sei d’Europa, Vittoria Panizzon è la ‘veterana’ del Team Italia per il Mondiale di Aachen. Un percorso sportivo, e di vita, partito tantissimi anni fa, quello dell’amazzone azzurra che è pronta a dare il meglio di sé.

 

Qual è il primo ricordo che hai di te e un cavallo?

"Ho un ricordo nitido anche se ero veramente molto piccola. Avevo due anni, e mia madre mi appoggiava sulla sella del suo cavallo molto grande e mi faceva fare dei piccoli giri al passo. Poi a quattro anni, ho iniziato a prendere delle lezioni con un'amica di mia madre che aveva un pony piccolo, vicino ai Pratoni del Vivaro. Da qui è partito tutto…"

 

Riavvolgendo il nastro della tua carriera, quali sono stati i punti di svolta che ti hanno consentito di crescere come atleta e quali le persone fondamentali in questo percorso?

"Sicuramente la vittoria della medaglia d'oro individuale e di quella di bronzo a squadre ai Campionati Europei junior del 2000 ai Pratoni del Vivaro. Vincere in casa, da romana, è stato bellissimo e ho ancora dei ricordi molto speciali. In quell’occasione ho capito come con passione e costanza nel lavoro i risultati possono arrivare. Già prima degli Europei avevo deciso di trasferirmi in Inghilterra e dai Pratoni sono partita direttamente insieme alla squadra britannica. Più gare e di più alto livello, confronto diretti con altri cavalieri della mia età... Ecco, direi che il trasferimento è stato un passaggio decisivo. Comunque, farlo con quel risultato ha avuto molto significato. Quanto alle persone, beh, quelle fondamentali sono state molte. Ovviamente mia madre, lei ha sempre avuto una grande passione per i cavalli, me l'ha trasmessa e mi ha aiutato moltissimo agli inizi. Poi, ancora agli inizi, tutti gli istruttori del Dragoncello che mi hanno seguita da giovane… Elaine Argentieri, Lisa Argentieri e ovviamente il generale Antonio Roman e Federico Roman, mentre in Inghilterra Sarah Bullen. Lei è stata molto importante, dal 2000 in avanti mi ha fatto da istruttrice e da mentore. Mi ha affidato un paio di suoi cavalli che ho portato all'Olimpiadi e tuttora mi dà grande sostegno anche se non mi segue più come prima perché ora viviamo più lontane. Ma quando ho bisogno di un consiglio, sia con il programma da portare avanti con i cavalli sia nella vita, Sarah è il mio inamovibile punto di riferimento."

 

Passione e dedizione sono senz’altro fondamentali per ottenere risultati nello sport, a maggior ragione in una disciplina impegnativa come il concorso completo di equitazione. Quali sono stati i sacrifici maggiori per arrivare fin qui?

"Negli anni ho dovuto superare delle fasi molto difficili, a causa di infortuni e non solo.  Ma il mio lavoro è la mia passione e condividere le giornate insieme ai nostri amici cavalli è una cosa molto speciale, e alla fine i sacrifici si sopportano, anche se sono costanti e quotidiani. Penso agli imprevisti che possono sempre capitare, e capitano non solo ai cavalli… Bisogna però avere molta determinazione e guardare avanti."

 

Quanto è importante poter contare su un team per raggiungere un risultato come la convocazione a un Mondiale?

"Nello sport, specialmente ad alto livello, un team che ci sostiene è fondamentale perché sia noi sia i cavalli abbiamo bisogno di aiuto in molti e diversi ambiti. La gara, la performance, è solo il risultato di un lavoro lungo e di squadra al quale contribuiscono molte figure il cui valore oggi è più che mai importante. Poter contare su persone che tengono davvero al loro ruolo e che formano un gruppo appassionato è quindi decisivo. Dai groom che si prendano cura dei cavalli con attenzione e dedizione, ai veterinari, ai fisioterapisti equini e umani, l’aiuto di tutti per tenere i cavalli e noi atleti in ottima forma è imprescindibile. E questo sia a casa, per esempio nella gestione pratica e anche amministrativa della scuderia, sia in gara. Insomma degli amici che ci conoscono bene che sanno come aiutarci e come darci conforto per superare le difficoltà. Ma fondamentali sono anche i proprietari dei cavalli che mi vengono affidati, sempre leali e appassionati. E poi gli sponsor, con materiale tecnico di alta qualità si lavora meglio. Infine, ma non certo per importanza, l’Aeronautica Militare che mi sostiene da molti anni e che ho sentito molto vicina nei momenti difficili, cosa che conta molto!"

 

Monterai DHI Jackpot. Raccontaci qualcosa di lui.

"Per tutti noi in scuderia lui è Jack. È un cavallo di carattere simpatico giocherellone e spiritoso, cosa che mi piace. È con me da diversi anni, ma non l'ho domato io, come ho fatto invece con diversi cavalli che ho portato in squadra. Sono stata però fortunata perché mi è stato affidato per portarlo più avanti, dandomi così l'opportunità di creare un sindacato per comprarlo e tenerlo. Dietro a DHI Jackpot ci sono quindi sei proprietari effettivi e molti altri supporter, e questo crea una bellissima atmosfera. Ovviamente ha molte qualità e gli piace lavorare, anche se il suo umore può variare tra il molto esuberante e il pigro. Gli piace però soprattutto dormire, e passa gran parte della giornata a farlo nel box, mentre le notti le passa in un grande prato insieme al suo amico Sweep. È fatto così…"

 

 

 

ph. Massimo Argenziano ©

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