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dressagegenericaNon solo cavalieri e cavalli. In ogni evento di dressage, un ruolo fondamentale è quello dei giudici e degli steward, chiamati a pronunciarsi su quanto accade dentro e fuori il campo gara. Andiamo quindi alla scoperta parlando dei loro compiti e del loro percorso professionale. 

 

Enzo Truppa, unico italiano con la qualifica di giudice FEI 5*, a questi Europei sarà presidente del Collegio Giudicante della categoria Young Riders.
   «Il giudice? È quello che al mattino tutti salutano e alla fine della giornata viene salutato solo da chi ha vinto... In ogni caso, è un singolo che fa parte di un collegio giudicante, in questo caso composto da cinque membri, chiamato a verificare il grado di preparazione dei binomi. Ormai comunque è stato adottato il sistema Hi/Lo Dropscore: se uno dei giudici ha una diversa valutazione, inferiore di almeno il 5% rispetto alla media delle altre, allora quella viene uniformata alla più bassa delle quattro. Diciamo che un errore grave è quello che porta il punteggio di un binomio decisamente fuori dalla valutazione della maggioranza dei suoi colleghi. Per garantire ulteriormente uniformità e regolarità nelle valutazioni, la FEI impiega collegi composti da sette giudici in occasione di Olimpiadi, Mondiali ed Europei Seniores, in modo da ridurre l’influenza del singolo giudice in quello che è un vero e proprio team, una squadra».
   Da principio atleta ai massimi livelli (primo italiano in gara ai Mondiali), poi tecnico (Master d’Eccellenza, ovvero istruttore degli istruttori), giudice e organizzatore, sempre nel dressage.
   «Sono innanzitutto istruttore, di una allieva famosa... (la figlia Valentina - ndr). Mi definisco un coach prestato temporaneamente ai giudici da trentacinque anni... Nel mio cuore sono un tecnico: se fossi costretto a scegliere una carriera unica a partire da domani, farei solo il trainer».
   

Barbara Ardu, giudice FEI 4*, sarà presidente del Collegio Giudicante della categoria Juniores.
   «Ho un passato agonistico, continuo a montare regolarmente e possiedo cavalli da dressage. Ricordo bene quando ho iniziato il percorso come giudice nazionale: era il 1987, ero incinta e non potendo andare a cavallo ne approfittai per conoscere e capire meglio quest’altra “faccia” della disciplina. Ai tempi ho fatto corsi da giudice sia per il completo che per il dressage, mi piaceva di più il completo ma alla fine mi sono focalizzata sul dressage. Questo sarà il mio sesto Europeo giovanile».
   Com’è il percorso di formazione di un giudice?
   «Può essere intrapreso con requisiti minimi di età, 25 anni, e agonistici. Il dressage non è una disciplina a diffusione particolare come il salto ostacoli, quindi i numeri sono contenuti anche per quel che riguarda la formazione dei giudici: una realtà non solo italiana, questa, abbastanza comune alle altre nazioni. Oltretutto il percorso tecnico è più impegnativo rispetto a quello delle altre discipline equestri: anche la fase di affiancamento, quella dello “shadow judging”, è difficile da superare».Eugenio Rovida, giudice FEI 4* (anche per Young Horses), sarà membro dei collegi giudicanti delle categorie Under 25 e Children.
     «Da sempre ho la passione per gli animali, in particolare cavalli e cani. Quando avevo sei, sette anni avevo già una marcata patologia per cui volevo portarmi dietro un pony dalla campagna in città. Quando ne avevo dodici, hanno aperto un circolo ippico a Lodi e allora ho iniziato sul serie, facendo poi gare di salto ostacoli e completo. Mia sorella invece si dedicava al dressage ed è stata lei a innescare la mia curiosità: ho fatto stage con la sua insegnante tedesca, poi con il portoghese Daniel Pinto. Il vero punto di traslazione per diventare giudice c’è stato quando tra i miei coach avevo Ferdinando Acerbi, che mi seguiva per il cross del completo: con lui ai Mondiali 1994 a L’Aja seguii tutte le gare e in particolare il dressage, individuando i migliori cavalli pur senza alcuna nozione tecnica per valutarli, né gli strumenti adeguati per giudicarli, ma solo il mio feeling di cavaliere che montava in piano. Al ritorno in Italia, in quello stesso anno decisi di iscrivermi al corso di giudice di dressage».
   L’amore per gli animali e in particolare per i cavalli l’hanno portato già nel 1980 a diventare uno dei fondatori della Clinica Veterinaria San Siro, a Milano, di cui è ancora direttore sanitario, e dove esercita anche adesso come chirurgo.
   «Conciliare clinica e dressage è complicato, ma nonostante tutto faccio ancora tanto in tutte e due. Mi aiuta molto il fatto che perché mi piacciono entrambe le attività, sono la mia passione. Rinuncio magari a periodi o singoli giorni di ferie in clinica per andare anche all’estero a giudicare: finora l’ho in più di quaranta nazioni, viaggiare mi piace molto. Ormai sono avanti nell’età, sono in quella pensionabile, ma finché vivrò bene le due situazioni le porterò avanti. Magari più in là, dovendo scegliere, per avere più spazi, opterò per il dressage perché mi consentirà di continuare a viaggiare».
   

 

Walter Mileto, steward FEI 3, sarà Chief Steward.
   «Sarò il coordinatore di un team di dodici steward che come compito principale avranno la salvaguardia del benessere di ogni cavallo, con controlli accurati che escludano ogni forma di maltrattamento o comunque di insufficiente rispetto dell’animale: in ogni caso, qualunque inadempienza andrà punita. Il Chief Steward deve anche assicurarsi che non ci siano tempi morti o fasi di stallo nell’arco delle competizioni, come pure all’occorrenza andranno aiutati i cavalieri che abbiano altri tipi di necessità. Il welfare del cavallo è fondamentale: nell’edizione 2014 dei campionati, ad Arezzo, per ovviare al caldo fu predisposto per esempio un sistema di docce che rinfrescasse subito gli animali dopo il loro esercizio».
   Un passato agonistico a livello amatoriale, dopo aver iniziato tardi con l’equitazione. Poi una carriera da giudice di salto ostacoli, dressage e completo. Infine lo stewarding a livello internazionale, partendo da un corso in Inghilterra nel 2010.
   «Allora ero l’unico a occuparmene e così sono stato chiamato a coordinare gli steward nazionali, organizzando corsi in Italia e tenendo i rapporti con la FEI per conto della FISE. L’ultimo corso s’è tenuto due anni fa in Sicilia e ha avuto una partecipazione numericamente importante, con venti aspiranti steward: il doppio rispetto al passato. Però ovviamente qui da noi non ci sono tante possibilità di lavoro e così per ora nell’immediato futuro abbiamo in programma solo un corso di aggiornamento a fine settembre per steward internazionali».

 

Massimo Buzzi, steward FEI 2, sarà membro della Commissione di appello.
   «La commissione interviene in caso di mala interpretazione del regolamento o su reclamo dei capi equipe in merito a situazioni non conformi alle leggi sportive, e abitualmente si pronuncia subito dopo la fine della gara. L’appellante può anche ricorrere ulteriormente alla Procura della FEI, nel qual caso ci sarebbero tempi decisionali ben più lunghi, ma in quasi quarant’anni di attività questo non è mai successo».
   Anche nel suo caso, una carriera polivalente nell’ambito del dressage.
   «Dall’agonismo sono passato presto all’attività giudicante, ma sono stato anche capo dipartimento federale per dodici anni, oltre che event director di tre Coppe del Mondo e di quasi tutti gli Europei organizzati in Italia negli ultimi anni. Per fare bene il giudice, si è avvantaggiati se si è andati a cavallo: ci sono colleghi anche importanti che non sono mai stati cavalieri, ma questo li pone in una situazione di maggiore difficoltà nell’interpretazione degli aiuti dei cavalieri. Trovo che sia un conto averlo fatto, un conto esserselo fatto spiegare. In ogni caso, il giudice non smette mai di imparare, anche se lo sforzo personale in termini di tempo e denaro è notevole: non è facile conciliare la propria attività lavorativa con quella di giudice, ancora meno con quella di cavaliere... Peraltro a livello internazionale non è consentita la sovrapposizione delle due attività: nella stessa annata o si gareggia o si è giudice. Io per esempio adesso ho iniziato a ridurre il mio impegno lavorativo, sono un libero professionista, amministratore unico di tre società, e così è più facile avere tempo libero, ma non è mai semplice combinare le due attività».