Questo sito web utilizza i cookies per offrire una migliore esperienza di navigazione, gestire l'autenticazione e altre funzioni.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, l'utente esprime il suo consenso all’utilizzo dei cookies sul suo dispositivo.

 Visualizza la Privacy Policy Approvo

Paradressage, la mia passione senza limiti

Che cosa spinge una ragazzina di 14 anni ad andare dal suo istruttore per convincerlo a farle provare quella disciplina fino ad allora soltanto sognata, il paradressage? Determinazione e tenacia, certo, ma anche una buona dose di competitività. Carola Semperboni ama le sfide e i risultati ottenuti in poco più di due anni parlano chiaro: bronzo di squadra alla Coppa delle Regioni, titolo per il quale è stata premiata dalla Fise Piemonte tra le atlete di spicco del 2018, primo posto in Coppa Italia nel 2017. Il prossimo obiettivo? Gli Internazionali, competizione per la quale si allena quattro volte a settimana presso La Nuova Cerrina di Rivalta, circolo ippico piemontese che prepara gli atleti al paradressage. Il suo tecnico Laura Conz non ha dubbi: «Ha bruciato le tappe, farà strada».

Ecco chi è Carola Semperboni, atleta paralimpica che rappresenta il Piemonte agli appuntamenti agonistici più significativi, testimonial del progetto Fise Piemonte “Insieme oltre i limiti” dedicato alla promozione della disciplina del paradressage.

 

Carola e il paradressage: quando è scoccata la scintilla?
Vado a cavallo da quando sono bambina, ma non conoscevo questa disciplina. Un giorno, per caso, mentre navigavo sul web alla ricerca di video di cavalli mi sono imbattuta in una ripresa di Sara Morganti, la campionessa del mondo di paradressage. È stato un colpo di fulmine. Quel giorno ho capito che cosa volevo fare e come, qual era il mio vero obiettivo. Sono diplegica dalla nascita, e il normale iter per me sarebbe stato la riabilitazione equestre, ma non mi bastava, non faceva per me, io volevo di più. Ne ho parlato con il mio istruttore, che mi ha guardato sorpreso, ma quando ha capito che ci credevo veramente, quando ha sentito la mia determinazione, ha accettato la sfida e ora eccomi qua! Certe volte faccio fatica a crederci anch’io...

Quale paratleta ammiri di più ed è per te un esempio?
Sara Morganti. Lei è il mio punto di riferimento, la mia fonte d’ispirazione sia come paratleta, ne ammiro la tecnica, sia come persona. La sua esperienza di vita, la sua storia è complicata, dura, chiunque si sarebbe arreso, ma non Sara. Lei è riuscita e risollevarsi, a rimettersi in gioco. Stringe i denti ed entra in rettangolo con la stessa determinazione con la quale affronta la vita e le difficoltà. La sua personalità così forte e solare mi travolge, il nostro rapporto è basato sul rispetto reciproco e il confronto.

 

Che cosa cambia in te quando fai sport?
Quando salgo a cavallo, quando entro in rettangolo o anche soltanto a casa durante un normale allenamento, viene fuori il leone che c’è in me. Il paradressage ha questo potere: riesce a farmi spiccare il volo, a farmi diventare chi sono veramente, nel profondo. Non sto dicendo che sia tutto facile, la fatica è un ostacolo duro da superare, ma certe volte sono più gli altri, certi altri a non credere che potrei farcela. Come reagisco? Non ci bado, do il massimo e basta. Laura Conz, il tecnico che mi segue nel percorso agonistico, sostiene che ho una bella “bolla” costituita da amici, parenti, istruttori che mi trasmettono energia e positività e questo fa la differenza.

Quali consigli vorresti dare a chi si avvicina al paradressage?

Come ogni sport praticato a livello agonistico, va preso sul serio perché l’impegno fisico e mentale non è da sottovalutare. La volontà, quando si tratta di raggiungere certi obiettivi, è tutto. Le prime gare, le prime sfide, quando esci dal tuo mondo protetto, il tuo circolo, e ti trovi faccia a faccia con atleti di spessore, può mettere in crisi chiunque. Bisogna andare avanti per la propria strada, superare le difficoltà e soprattutto non paragonare i propri risultati a quelli degli altri, ma lavorare sodo per superare i propri e migliorarsi, sempre.

 

Senza Paul tutto questo non sarebbe possibile...

Lui è il mio tutto. Nel paradressage il cavallo è un compagno, un amico speciale e non un mezzo di riabilitazione o terapia. Questo mi consente di esprimermi agonisticamente, fin da bambina sono sempre stata competitiva. Paul è fantastico. Ha 13 anni, nasce come saltatore, ma ha un’indole tranquilla e dopo il dovuto addestramento si è rivelato perfetto come dressagista. Partiva comunque da un buon passo, aveva già bei movimenti, ha dovuto apprendere alcune cose, come stare al passo con le fruste, ma è venuto tutto molto naturale.

Non solo paradressage?

Trovare il tempo per fare tutto, quando ti alleni quattro volte a settimana, senza contare le gare del fine settimana, non è facile. Anche se il paradressage è la mia priorità, coltivo anche gli altri interessi: gli amici, lo studio e lo sci, la mia altra grande passione che pratico da quando ho sei anni. Che cosa mi piace? Ho sempre voluto essere indipendente, nonostante la disabilità, e lo sci mi fa provare bellissime sensazioni di cui non posso più fare a meno: velocità e libertà.