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LA SECONDA VITA DI STEFANO FIORAVANTI

di Umberto Martuscelli

2021.11.15 - Le due vite di Stefano Fioravanti sono state caratterizzate in ogni caso da Nodin d’Orval: la prima vita con lui, la seconda vita senza di lui. Nella prima vita c’è stata l’attività sportiva di un ragazzo che è diventato adulto insieme al suo cavallo lungo tappe importanti quali ben cinque Campionati d’Europa – uno juniores, tre young rider e uno seniores – e un Campionato del Mondo. Nella seconda vita c’è stato il ritiro dallo sport di Nodin e più o meno contemporaneamente per Stefano il matrimonio e la paternità. Proprio come un prima e un dopo contraddistinti dalla fine dell’attività agonistica di questo cavallo così importante per il suo compagno e cavaliere.

Compagno e cavaliere che adesso è diventato… grande, nel senso che doppiata la boa dei 30 anni (compiuti il 18 marzo 2020) Stefano Fioravanti sta vivendo da professionista (nell’azienda di famiglia che produce macchine per l’imballaggio), da marito e da padre una vita in cui organizzare lo sport non è semplice ma è comunque importante. Però sembra che Stefano Fioravanti ci stia riuscendo bene, come testimoniato dal 2° posto ottenuto lo scorso ottobre in sella a Rubin nel Criterium seniores a Montelibretti; e se ci riesce è anche perché al suo fianco c’è la dolce e bellissima Auri, cioè Aurora Ferri, sua moglie oltre che madre del piccolo Giacomo venuto al mondo nel novembre del 2020.

«Aurora è fondamentale. Prima ancora che moglie e madre è una compagna meravigliosa anche sul versante dello sport. Mi sostiene, mi appoggia, mi incoraggia. Nello sport e in scuderia per me prima ancora che tecnici, istruttori, maniscalchi, veterinari… c’è lei».

Il fatto che anche Aurora sia una persona di cavalli probabilmente aiuta…

«Sì, assolutamente. Lei mi ha appoggiato e spronato in vari momenti. Soprattutto nel cercare un nuovo cavallo dopo Nodin e poi prenderlo, nonostante ci fossimo appena sposati e stessimo pensando a un figlio. E poi c’è anche il mio lavoro che mi assorbe per tutta la giornata… quindi io monto dalle 17.30 alle 19, poi arrivo a casa tardi… dunque il novantacinque per cento del lavoro a casa e con nostro figlio lo fa lei, forse anche di più, però dai… mi prendo un cinque per cento di bonus… !».

Quando nella vita di una persona aumentano così tanto le responsabilità tra lavoro e famiglia, dedicarsi allo sport probabilmente è più difficile.

«Sì, certo, ma noi abbiamo raggiunto un equilibrio magnifico. Grazie ad Aurora, ovviamente: come abbiamo già detto che anche lei monti a monti a cavallo è un fatto determinante. Lei capisce tutto. Sa tutto. Io appena posso sto a casa, ma tra gli impegni di lavoro e quelli dello sport mi rendo conto che è un po’ poco».

La sua specialità è il completo, che da questo punto di vista impone dei ritmi e delle quantità di tempo molto dilatate…

«Sì, ci sono i pro e i contro. In salto ostacoli se ti va male una gara pazienza, ti iscrivi a quella dopo nel giro di pochi giorni… In completo ci sono dei ritmi per cui nella migliore delle ipotesi più di una gara al mese non la fai. Il che però presenta anche dei vantaggi: un ritmo del genere aiuta a riflettere, a pensare, a riposare, a riallenarsi e ripartire. In questo senso meglio il completo del salto ostacoli. Se avessi dovuto fare una stagione in salto ostacoli con un bambino così piccolo forse avrei dovuto cambiare in modo consistente i programmi. Invece in completo siamo riusciti a mantenerli, ci abbiamo lavorato, abbiamo risolto alcune cose… ».

Essere genitori ha una bella importanza, naturalmente!

«Sì, eccome. È una cosa bellissima che stavamo cercando e che per fortuna è accaduta in tempi brevi e quindi siamo contentissimi. Nonostante sia un’esperienza così totalizzante noi abbiamo sempre cercato di andare in gara ugualmente: credo che nostro figlio quest’anno tra salto ostacoli e completo abbia fatto più concorsi di qualunque altro bambino al mondo… Però abbiamo la fortuna che è sano, sta bene ed è bravo. Poi Aurora si dedica a lui tantissimo. E io sono tranquillo, una tranquillità che si riflette anche in gara».

Ecco, veniamo a questioni più agonistiche e sportive. Il suo secondo posto a Montelibretti lo scorso ottobre…

«Un ottimo risultato che a inizio stagione non ci saremmo mai aspettati. Ho cominciato quest’anno a fare i tre stelle con Rubin: e alla prima stagione piazzarsi un paio di volte e poi ottenere il 2° posto nel campionato d’Italia sebbene non l’assoluto, beh… direi che lui è stato bravissimo».

Rubin è un cavallo italiano, tra l’altro.

«Sì, l’ho preso tre anni fa, quando lui aveva 6 anni. Ho fatto l’iter che andava fatto anche se devo confessare che mi è un po’ dispiaciuto non essere riuscito a partecipare al Campionato del Mondo dei giovani cavalli con lui né a 6 né a 7 anni, era una cosa che speravo di riuscire a fare».

E come mai non ci è riuscito?

«Forse perché Rubin aveva meno esperienza di quanto sarebbe stato necessario per un cavallo pur giovane… e certamente anche io ero meno esperto di quanto sarebbe effettivamente servito. Alla fin fine pur avendo fatto tutto quello che ho fatto con Nodin, di cavalli in tutta la mia vita ne ho avuti tre o quattro, quando invece ci sono professionisti che tre o quattro cavalli li hanno in una sola stagione… Per cui ho fatto i miei bravi errori, mi sono adattato a lui… anzi, direi che ci siamo adattati a vicenda, ci siamo capiti, e devo dire che quest’anno a parte una fermata in cross a Montelibretti a inizio di stagione poi è andato tutto alla grande».

Cosa direbbe del suo cavallo, dovendolo descrivere a chi non lo conosce?

«È simpatico! A parte questo, è onestissimo e veramente bravo in rettangolo: non ha super movimenti ma è costante, non prende gli 8 ma invece una sfilza di 6.5 e 7, quindi la media è alta. In cross… beh, ecco, io ho sempre montato cavalli che mi tiravano verso gli ostacoli, non ultimo Nodin, cavalli che mi davano problemi di gestione e di controllo, non certo bisognosi di essere spinti… Rubin invece ci ha messo un po’ a tirare fuori il coraggio, che adesso effettivamente ha dimostrato di possedere. Però durante i primi due anni abbiamo avuto qualche problema per questo, qualche incomprensione».

Come si sono risolte le cose?

«Beh, diciamo che io con lui ho sempre dato una grandissima importanza al lavoro in campagna. Considerandolo il nostro punto debole quanto meno all’inizio. Così ho fatto molti stage con un grande tecnico come Roberto Rotatori. In piano sicuramente possiamo migliorare ma al momento dedico minore attenzione al rettangolo proprio perché Rubin è davvero costante e regolare: quindi lì in qualche modo ci siamo. In cross e in salto ostacoli invece dovremmo cercare di ottenere miglioramenti più consistenti e soprattutto… in fretta!».

Lei dove monta quotidianamente?

«A Padova, dove Aurora e io ci siamo trasferiti dopo aver vissuto per qualche tempo a Torri di Quartesolo. Anzi, per la precisione monto a Mestrino presso l’Horse Resort di Antonella Canova. Una struttura ottima. Loro sono stati gentilissimi, tra l’altro: mi hanno costruito anche alcuni ostacoli fissi, un talus, una collinetta… persone di una gentilezza davvero squisita, quindi non potrei trovarmi meglio».

I programmi sportivi per il futuro?

«Diciamo che mi manca una categoria per tornare al livello dei quattro stelle, cosa che certamente è la mia ambizione… altrimenti non sarei tornato dopo la fine della carriera di Nodin. Nel bene e nel male a me piace la gara, non metterei tutto questo impegno se non avessi quell’obiettivo».

Lo vede prossimo il raggiungimento di questo obiettivo?

«Rubin si sta rivelando sicuramente più forte di quello che si pensava all’inizio. Ai quattro stelle ci arriviamo sicuramente: ci vorrà ancora del tempo, del resto io sono fuori da quel livello da ormai sei anni. Non voglio bruciare le tappe: lui ha bisogno dei suoi tempi e io voglio darglieli. Ma ci arriveremo… e poi si vedrà!».

Photo: Credit to Massimo Argenziano