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CLAUDIA PETERSOHN: ORGANIZZAZIONE TEDESCA, PASSIONI ITALIANE

di Umberto Martuscelli

2021.09.04 – «Sono tedesca, nata in America da genitori tedeschi con un cognome svedese, vivo in Italia»: sarebbe sufficiente questa sintetica e velocissima presentazione per capire che Claudia Petersohn non è una persona troppo… ordinaria, diciamo. E del resto la storia della sua vita lo conferma: basterebbe aggiungere che suo marito, Roberto Facini, è il chitarrista della band di Riccardo Fogli…

Claudia Petersohn in Veneto vuol dire naturalmente volteggio (Davide Zanella e Rebecca Greggio, recenti protagonisti del Campionato del Mondo seniores disputato a Budapest, sono suoi allievi, per dire… ), ma lei in realtà è una donna di cavalli completa, a trecentosessanta gradi, essendosi formata in Germania dove i ragazzi che iniziano a montare a cavallo devono saper fare di tutto, a livello di base.

 «Ho cominciato con il volteggio a quattro anni: e adesso ne ho cinquantadue!».

In Germania, ovviamente.

«Sì, il maneggio in cui ho cominciato è uno dei più famosi e anche più antichi in Germania. Tra l’altro è lo stesso in cui ha cominciato a montare anche Michael Jung (campione olimpico e del mondo di completo, n.d.r.)».

Allora avete montato a cavallo insieme?

«Beh, lui è più giovane di me. A quei tempi lui era il bambino già pelato che stava nel passeggino mentre noi facevamo le gare di salto ostacoli. Anzi, a turno ciascuno di noi doveva portarsi in giro Michael Jung dentro il passeggino mentre suo papà montava in gara… ».

Quindi lei ha montato anche in salto ostacoli…

«Ho fatto gare sia in salto ostacoli sia in dressage. Da noi in Germania se volevi fare salto ostacoli dovevi aver fatto anche gare in dressage: questa era la regola del nostro istruttore Jurgen Rau, il quale tra l’altro quest’anno è stato il capo équipe della squadra tedesca di completo alle Olimpiadi».

E il volteggio?

«L’ho fatto fino a 16 anni, perché allora per regolamento i componenti della squadra non potevano avere un’età superiore: stava per nascere l’individuale, il pas-de-deux non esisteva ancora… Così poi mi sono dedicata al salto ostacoli, facendo gare per hobby, non certo per professione».

Invece quale immaginava che sarebbe stata la sua professione?

«Veterinaria: volevo fare la veterinaria. Per questo sono arrivata in Italia».

E perché in Italia?

«In Germania avrei dovuto aspettare sei anni per avere un posto all’università, e di certo non avrei buttato via tutto quel tempo della mia vita: io volevo fare la veterinaria e lavorare presto. Allora ho cominciato a prendere in considerazione le possibili alternative: in Francia ottime università ma io non sono abbastanza francofona, in Inghilterra il tempo è brutto… Poi nella clinica veterinaria che sta vicino a casa mia, nella Foresta Nera, una delle più grandi e importanti cliniche in Germania per i cavalli, mi hanno consigliato Parma, dicendomi che quella è un’ottima università per chi vuole dedicarsi ai cavalli».

E lei così ha fatto?

«Sì, certo. Ho fatto l’esame di ammissione, l’ho superato e quindi ho cominciato a studiare a Parma. E mi sono anche laureata lì».

Con la lingua come ha fatto? Sapeva già l’italiano?

«No, assolutamente. Ho frequentato un corso estivo di quattro mesi a Firenze: mi ci sono buttata a capofitto e ce l’ho fatta… ».

Dunque si è poi dedicata ai cavalli?

«No! Verso la fine del corso di studi mi ero dedicata di più ai piccoli animali. A me piace moltissimo la chirurgia sugli animali piccoli, così mi sono dedicata a questo».

Poi in Italia ha anche conosciuto suo marito…

«Ah sì, certo… ! È per… colpa sua se sono rimasta in Italia dopo la laurea: in Germania dal punto di vista dei guadagni starei di certo meglio, sinceramente… ».

Ma suo marito è uomo di cavalli?

«No, è un musicista: è il chitarrista di Riccardo Fogli».

E vivete a Padova?

«Sì. Quando stavo scrivendo la tesi per la laurea ho raccolto molto materiale presso le cliniche San Marco e Arcella a Padova. Poi loro mi hanno offerto un posto di lavoro e così sono rimasta qui, a Padova. Adesso ho il mio ambulatorio veterinario a Vigonza, Perarolo per la precisione, insieme a un socio con due dipendenti, poi collaboro con una clinica di Rovigo come responsabile del pronto soccorso notturno, stessa cosa con una clinica a Este».

Beh, ma… come fa a trovare il tempo per gestire tutto questo?

«Me lo chiedo anche io a volte… ».

Torniamo ai cavalli.  Come è nata la sua attività di istruttrice di volteggio?

«Dopo averlo fatto a livello agonistico per tanto tempo e senza mai aver perso la passione… quando mio figlio ha compiuto quattro anni ho voluto metterlo a cavallo nello stesso modo. Solo che in Italia non esisteva nulla per bambini così piccoli: e allora ho deciso di fondare un centro dove fosse possibile dedicarsi al volteggio con i bambini piccoli».

Dunque I Prati?

«No, prima è stato Il Cavallo è Vita, poi da lì mi sono spostata. Direi una quindicina di anni fa abbiamo fondato il Centro Volteggio I Prati presso una fattoria privata, il proprietario è il papà delle sorelle Coppiello, Anna e Federica: lui mi ha detto guarda, abbiamo un campo dietro casa, abbiamo otto box, facciamolo qui. E dal momento che è in via Prati abbiamo deciso di chiamarlo così, Centro Volteggio I Prati».

Come viene gestito?

«Siamo un’associazione di volontari: mamma Coppiello fa la segretaria, io sono presidente, papà Coppiello il vicepresidente, mio marito è il contabile dato che lo fa anche per Riccardo Fogli essendo bravo a fare i conti… Anna Coppiello è la seconda contabile. Tutto in famiglia, insomma».

Per la parte istruzione?

«Siamo in quattro: Emanuele Righetto, Cristina Virgili, Anna Coppiello e io. In tutto abbiamo una sessantina di iscritti che frequentano le lezioni di volteggio».

Sono tanti… !

«Sì, siamo cresciuti abbastanza nel tempo. La mia filosofia è quella di fare il volteggio per avvicinare i ragazzi al mondo dei cavalli e dell’equitazione. Poi se uno vuole proseguire i mezzi e la volontà da parte nostra ci sono. Se invece uno lo vuole fare solo per stare all’aperto e divertirsi… va bene lo stesso. In effetti abbiamo tantissimi bambini con problemi… non parlo di disabilità, ma anche solo con difficoltà di concentrazione o di iperattivismo che non si sono trovati bene praticando altri sport e che sono venuti da noi».

Insomma, un bel successo!

«Dovuto al gruppo. La nostra forza è il gruppo, la squadra. Gli sforzi e l’impegno che ciascuno di noi mette a vantaggio di tutti, in condivisione. Ci si aiuta a vicenda per portare avanti tutto. E devo dire che sì, stiamo andando avanti bene!».