Questo sito web utilizza i cookies per offrire una migliore esperienza di navigazione, gestire l'autenticazione e altre funzioni.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, l'utente esprime il suo consenso all’utilizzo dei cookies sul suo dispositivo.

 Visualizza la Privacy Policy Approvo
images/veneto/Dressage/medium/spoenle-e1619445152797.jpg
News

VIRGINIA SPOENLE: CE LA RACCONTA LA MAMMA

di Umberto Martuscelli

Elisa Grassi: una giovane donna dalla voce allegra e simpatica, divertente e divertita, che riesce a mettersi in immediato contatto con il suo interlocutore. Una persona che racconta e si racconta con entusiasmo e partecipazione: a maggior ragione parlando di sua figlia. Una figlia che si chiama Virginia Spoenle, giovane amazzone nata il 30 settembre del 2007 che si è messa in grande evidenza in occasione dello scorso Campionato d’Europa pony di dressage terminato il 15 agosto a Strezgom, in Polonia. Certo, ovvio: per i colori dell’Italia, naturalmente… Ma non solo: Virginia è tesserata in Veneto! Quindi una bella mistione: nata a Napoli da padre tedesco e madre di Parma, residente in Germania, doppia nazionalità, tesseramento veneto. Che cocktail… !

Signora Grassi, partiamo dall’inizio: come vi siete conosciuti lei e suo marito?

«In giro per l’Italia durante i concorsi riservati ai cavalli arabi. Mio padre adesso ha smesso, ma ha allevato cavalli arabi per tanti anni e Frank l’ho incontrato così, nel suo ruolo di trainer. Mio marito ha un grande centro di addestramento per purosangue arabi, attualmente abbiamo circa duecento cavalli a casa».

E lui veniva spesso in Italia?

«Sì perché collaborava con Giuseppe Fontanella, che è napoletano ma con un allevamento in provincia di Caserta. Così io a un certo punto ho lasciato Parma e la mia famiglia e sono andata a lavorare da Fontanella. Virginia infatti è nata a Napoli».

Però poi da lì siete andati via…

«Siamo rimasti circa nove mesi dopo la nascita di Virginia. Abbiamo deciso di muoverci a seguito di un episodio molto spiacevole: ci sono entrati i ladri in casa mentre Virginia e io eravamo lì da sole… Frank non ha inteso ragioni, a quel punto: o andiamo in Germania oppure tu torni a Parma dai tuoi con Virginia. Anche mio padre era d’accordo».

Quindi Germania.

«Sì, Frank non si sarebbe mai trasferito altrove: aveva un centro molto grande in Germania, con un sacco di dipendenti, un’organizzazione avviata… insomma, per lui sarebbe stato un cambiamento troppo grosso».

Dove si trova il centro di suo marito?

«Noi stiamo a circa mezz’ora di distanza da Duesseldorf, in un paese a dieci chilometri dal confine con l’Olanda».

Nel cuore dell’Europa dello sport equestre…

«Oh sì, qui si vive a pane e cavalli, a tutti i livelli: da quello amatoriale a quello agonistico. Anche qui in paese sono davvero molto poche le persone che non possiedono un cavallo, o che comunque non sono legate in qualche modo al mondo dei cavalli».

Quindi Virginia è nata respirando cavalli, grazie a voi genitori e all’ambiente in cui è venuta al mondo.

«Sì, anche perché fino a che non ha cominciato ad andare a scuola ha sempre viaggiato con noi ovunque, America, Emirati Arabi… dappertutto».

Però pur sempre cavalli arabi: quindi concorsi di morfologia, non sport in sella…

«Sì, esatto. Quando Virginia ha avuto sei o sette anni ha seguito corsi di danza, poi anche di altri sport, ma nessuno le è piaciuto. Allora le abbiamo proposto di cominciare a montare a cavallo, dato che a tre chilometri da casa nostra c’è una scuola di equitazione, almeno per andare a vedere e magari provare: niente da fare, non ha inteso ragioni, e noi di certo non l’abbiamo forzata. Trascorso qualche mese da quella nostra prima proposta è stata lei a decidere: possiamo andare a vedere com’è? Benissimo, andiamo. E da lì… basta, non c’è stato più nient’altro!».

Un inizio senza alcuna difficoltà, quindi.

«Virginia ha cominciato con un pony piccolissimo della scuola che si chiamava Carlos, con il quale ha fatto anche le prime gare. Poi però ci siamo resi conto che bisognava… alzare non solo la statura fisica del pony, ma anche il livello: così ci siamo guardati un po’ attorno per trovarne uno che andasse bene per lei, ma non è stato molto facile… ».

Quindi voi non avete avuto alcuna influenza di carattere tecnico su vostra figlia?

«Zero totale. Noi la supportiamo in tutto quello che vuole fare, ma tecnicamente parlando zero totale. A questo ci pensano le sue istruttrici che sono bravissime: magari adesso ci capiamo qualcosina di più perché sono ormai sette anni che seguiamo Virginia nel suo sport, ma alla sua educazione tecnica ci pensano esclusivamente loro».

Perché voi non avete alcuna esperienza personale in fatto di salto ostacoli, dressage o completo, giusto?

«Esatto. La benché minima. Mio marito parecchi anni fa ha montato un po’, ma niente di che... Ci siamo appassionati al mondo del dressage seguendo Virginia, ma fino a prima di lei non abbiamo mai avuto nulla a che fare con i cavalli montati».

Dopo quel primo piccolo pony come è proseguita la storia di Virginia?

«Ci siamo messi alla ricerca di un pony giusto. Lei fino a qualche tempo fa era davvero magrolina, minuta, piccolina… adesso è cresciuta, ma allora era così. Qui in Germania ci sono tantissimi pony ma prevalentemente di notevole statura, quindi non adatti a lei in quel momento. Ne abbiamo provati un paio ma senza successo. Finalmente a un certo punto abbiamo trovato una pony perfetta: Adrette D, piccolina, 1.38, e con lei Virginia ha imparato tantissimo».

La stessa con la quale Virginia ha partecipato al Campionato d’Europa nel 2020?

«Sì, proprio lei. Quel Campionato d’Europa Virginia l’ha fatto nonostante Adrette non avesse i movimenti e la qualità per quel tipo di impegno, ma è stato l’ingegner Cesare Croce che ci ha spinto a farlo, e di questo non lo ringrazierò mai abbastanza: lui sosteneva che sebbene la pony non fosse all’altezza, quella gara sarebbe servita tantissimo a Virginia come esperienza da mettere a frutto l’anno successivo, per capire che tipo di atmosfera si vive, le pressioni, l’impegno… tutto molto diverso da una qualsiasi altra competizione».

Ed è stato effettivamente così?

«Sì. Quest’anno Virginia ha partecipato al Campionato d’Europa in sella allo stalloncino Coer Noble mettendo a frutto il vissuto dell’anno precedente, proprio come aveva previsto Cesare Croce».

Ma Virginia avrebbe potuto partecipare anche per i colori della Germania?

«Sì, lei ha la nazionalità sia tedesca sia italiana. Qui in Germania però la concorrenza è micidiale: si potrebbero fare sei o sette squadre in grado di partecipare a un Campionato d’Europa con l’obiettivo di vincere, non solo per la qualità dei ragazzi ma anche per quella dei pony».

Come mai Virginia si è appassionata al dressage e non al salto ostacoli o al completo, che in teoria dovrebbero essere più divertenti per un giovanissimo?

«Beh, intanto diciamo che io come mamma le sono profondamente grata di questo! Non so se avrei avuto i nervi e il cuore abbastanza forti per vederla saltare in campo ostacoli o in cross… Comunque credo che sia dipeso dalla prima istruttrice che ha avuto: lei è un’amazzone di dressage. Virginia non ha mai chiesto di saltare: sì, ogni tanto a casa qualche saltino lo fa, ma solo per fare qualcosa di diverso e di divertente sia per lei sia per il pony, ma niente più di questo».

E il Veneto come si incrocia nella storia di Virginia?

«Mio papà ha molte amicizie nel mondo dei cavalli in Italia naturalmente, ed è stato quindi lui a indirizzarci subito verso Alessandro Generali e Chiara Vivarelli per il tesseramento quando l’anno scorso si è cominciato a pensare di far gareggiare Virginia per l’Italia. Loro sono persone magnifiche, hanno sempre supportato Virginia in ogni modo possibile».

Ma Virginia come vive il suo rapporto con l’Italia, che percezione ne ha?

«Lei si è sempre sentita effettivamente mezza italiana e mezza tedesca. Qui in Germania ha le sue amicizie, ovviamente va a scuola, ma mio marito è figlio unico e suo padre purtroppo non c’è più: quindi Virginia ha solo una nonna, non ha altri parenti, a livello familiare siamo solo noi. Invece in Italia ci sono entrambi i miei genitori, i miei fratelli, le mie zie, i miei cugini… una famiglia molto più ampia alla quale Virginia è veramente molto legata. Poi fino a che Virginia non è andata a scuola venivamo in Italia molto spesso e per intere settimane. Adesso un po’ meno, ma pur sempre tre o quattro volte all’anno come minimo».

Adesso che progetti e prospettive ci sono per Virginia?

«Quattro anni fa abbiamo avuto la grandissima fortuna di trovare Coer Noble: Virginia ha cominciato a gareggiare con lui quando avevano rispettivamente 9 e 5 anni… e subito con ottimi risultati. Quindi per le prossime due stagioni Virginia si concentrerà sulle gare pony insieme a lui, anche perché Coer Noble è davvero giovanissimo con i suoi 8 anni. Poi quando Virginia tra due anni terminerà il suo periodo sui pony, beh… ci sono già due cavalli che dovrebbero essere per lei. Vedremo!».